Giovani una volta

ATTENZIONE: storia truculenta non adatta a stomaci delicati

Festa dell’anno, Camurana Live. Con gli amici di una vita, tutti insieme nonostante tutto. Uno di quei momenti in cui lascio perdere tutto e mi godo la serata. Epperò tutte le volte me la godo troppo…. Gradazione alcoolica da coma etilico, d’altra parte la mia dichiarazione di intenti puntava allo sfascio ma una volta l’anno ci può anche stare no? Lascio perdere tutto e mi diverto. E così è stato, mi sono divertita ho ballato ho bevuto ho mangiato due bomboloni. Alle tre vado a nanna felice, che in fin dei conti neanche mi son sfasciata. Ingenua. Alle cinque comincia il mio after party personale con un solo invitato: l’esorcista. Apro gli occhi e subito vedo il baratro, capisco che mi devo fiondare in bagno all’istante, il tempo di affacciarmi sul lavandino e mi parte un conato che lo riempio. Lo riempio talmente tanto che lo intaso. Panico. Il brodo primordiale che galleggia davanti a me. E mo’ che faccio? Armeggio con il tappo, apro e chiudo, attendo paziente e dopo un tempo infinito va giù tutto. Ok, tutto bene… torno a letto. Tempo dieci minuti e riapro gli occhi capendo che mi devo fiondare in bagno all’istante, di nuovo. Solo che stavolta non posso affacciarmi sul lavandino che ho così faticosamente sturato, quindi mi dirigo sul water. Complice il sanitario basso e le mie ginocchia farlocche, non mi chino come dovrei per agevolare al meglio il secondo round di espulsione, quindi parte del vomito finisce sul pavimento e sui miei piedi. Il brodo primordiale in Terra. A questo punto mi devo chinare per forza per pulire, e dopo un tempo infinito tiro su tutto, mi pulisco i piedi, pulisco il water e torno a letto. Illusa… il terzo round è questione di minuti.

Mi fiondo di nuovo sul cesso e vomito succhi gastrici, ormai sono stravolta ma se non altro centro la mira. Torno a letto solo per aspettare la quarta chiamata.

Dopo due sessioni da lavanda gastrica e un richiamino, sono abbastanza sicura di non avere più nulla da espellere quindi mi dirigo sul lavandino che almeno non mi devo accucciare… e lo intaso di nuovo mannaggialaputtana. Panico. Sto malissimo, vorrei solo sdraiarmi e dormire e invece devo improvvisarmi idraulico, ma come… E’ a quel punto che finalmente l’Universo mi mostra un po’ di misericordia e mi fa scorgere nascosto fra le mensole Lui, lo Sgorgo (versione del moderno Mr Muscolo, a giudicare dal flacone risalente agli anni 70). Con l’ultimo rantolo di forze lo brandisco, sturo il lavandino, lo pulisco di nuovo e da brava massaia ne verso ancora un po’ e lo lascio lì ad agire. Massaia con un sano colorito verde marcio e le occhiaie fino ai gomiti, ma fa niente.

Torno a letto, dieci minuti ed è ora di alzarsi che c’è un post-festa da rassettare…. E che festa, Camurana 2020 è già qua (note to self: portare l’idraulico liquido)

Collisioni

Forse è ora che torni a scrivere. Perchè sono talmente ricolma di tutto quello che ho dentro che sta cominciando a debordare spontaneamente. Perchè ho quasi 42 anni e non è un numero che io capisco. Perchè volevo comprarmi qualcosa di carino per il compleanno e invece dovrò regalarmi la ricostruzione di un dente mannaggialamiseria. Perchè forse non è tutto inutile e banale. Perchè deve esserci qualcosa di bello.

Forse è ora che vada a letto.

Great expectations

Oggi è uno di quei giorni che vale un anno di vita vissuta. Soprattutto di quella vita più che altro sopravvissuta, nel tentativo costante di evitare squassoni di qualsiasi tipo. Che poi, le circostanze ti travolgono sempre e comunque e tu impari a barcamenarti, ma una parte di te (di me) non ne vuole più sapere di mettersi in gioco, giusto o sbagliato che sia è così e difficilmente cambierà. Vivi a metà, ovvero sopravvivi. E fin qui mi va pure bene.

Solo che ultimamente il livello di difficoltà è aumentato al cubo. Per una persona tendenzialmente refrattaria al cambiamento da settembre ad oggi abbiamo nell’ordine: trasferimento, cambio mansione, cambio colleghi, di nuovo cambio mansione e cambio colleghi. Faccio il nuovo lavoro da un mese e mezzo, si può dire anche che mi piaccia ma al tempo stesso implica aspettative e pressioni crescenti. Da una parte è stimolante, dall’altra mi cago addosso, costantemente. Nel frattempo sto a Bologna ma forse mi spostano a Parma, o a Reggio tanto cosa cambia? Neanche una avesse una vita e dei treni da prendere.

Questa la premessa che porta alla giornata di oggi. Sono andata a Parma in affiancamento ad un collega con il quale (pare, mi faranno sapere) dovrò collaborare. E questo collega è uno che va dritto come un treno, sarà la teutonicità ma lui mi spiega, mi coinvolge, mi considera già pronta per questo lavoro. E io mi cago addosso, perché non mi sento pronta proprio per niente e ho la sindrome da prima della classe e se non sono preparata temo di fare figure di merda mentre qua c’è un po’ da buttarsi e andare allo sbaraglio. E allora mi impegnerò, studierò, farò finta di sentirmi adeguata. Poi succede che nella stessa giornata incontri persone che non vedevi da anni, e capisci che hai lasciato in loro un buon ricordo, lavorativo e a volte anche personale, e allora pensi che magari, se tendenzialmente dovunque tu sia stata hai lasciato un’impressione positiva, magari hai fatto un buon lavoro, e magari riuscirai a fare un buon lavoro anche questa volta, e magari tante aspettative su di te sono ben riposte. Pensi anche quanta strada hai fatto (non solo in termini di km…) mentre altri restavano fermi, e quanto nel bene o nel male tu sia andata sempre avanti.

Ecco, tutte queste cose le penseresti se solo non fossi tu. Perché proprio non ce la fai a riconoscerti dei meriti.

Non è tutto, altrimenti come ci arriviamo ad un anno di vita vissuta? Succede che nella stessa giornata incontri una persona che ha avuto un ruolo nella tua vita, pur tanto tempo fa. Tu sei andata avanti, ma tutto il dolore e tutto il non amore sono rimasti lì come un fardello invisibile (sarà per questo che sono sempre stanca??).

Non solo la incontri, ci dovrai collaborare. Ecco, questo proprio me lo sarei risparmiato, caro il mio fato.

Non so neanche che effetto mi ha fatto questo incontro, forse come dice il saggio prima o poi doveva succedere. E’ successo, possiamo depennarlo dalla lista delle cose da fare e continuare a sopravvivere.

 

 

Sminuetto

Oggi giornata di valutazioni.Una volta l’anno vengono definiti gli obiettivi e valutata la prestazione lavorativa dell’anno passato con un vero e proprio sistema di giudizio parascolastico. Le pagelle insomma.

Ora, al di là dei “voti”, questo momento di dialogo con il responsabile (beninteso anch’esso gestito tramite la consueta procedura kafkiana che non sto qui a spiegare) io cerco di vederlo come un’occasione per condividere una riflessione sul proprio percorso professionale,  non necessariamente come una perdita di tempo perché tanto s’ha da fa’.

Quest’anno, avendo cambiato mansione (due volte, fra l’altro), le valutazioni dell’anno passato le ha fatte il mio ex capo, mentre gli obiettivi di quest’anno e relativo colloquio erano a carico del mio nuovo capo, visto sinora una volta di striscio ad una riunione.

Colloquio di prima mattina, che siamo ancora entrambi freschi. E alla prima frase già mi incazzo.

Ora, con tutto quanto di buono possa essere stato detto successivamente e con tutta l’assenza di retropensiero con cui sia stata detta quella frase, io lì mi sono fermata e da stamattina lì rimugino.

In sostanza, a commento di una valutazione molto, ma molto positiva l’esordio è stato: “ah il tuo capo precedente doveva volerti molto bene”.

Ora. Ripeto, non voglio vederci malizia né malafede…. Quindi cosa devo mai vederci? Stupore? Incredulità? E’ così inconcepibile che io abbia fatto un buon lavoro?

Il primo pensiero di questa persona non è che io quel giudizio me lo sia meritato, ma che il mio ex capo mi abbia valutato in base all’amicizia che ci lega (e non vado oltre con le illazioni che potrei dedurre).

Fatto sta che ho dovuto giustificare quel giudizio spiegando perché e per come me lo sono sudato e guadagnato (che poi, considerato il lavoro fatto negli ultimi due anni avrei apprezzato riconoscimenti un po’ più tangibili, ma questo passa il convento). Fatto sta che mi ritrovo sempre a dover ribadire in qualche modo il mio valore, perché quello che faccio non basta, mai. Fatto sta che questo genere di battute agli uomini non le fanno, e qui dentro ti fanno sentire sempre un passo indietro. Fatto sta che oggi proprio mi hanno fatto passare la voglia.

 

Pallina da tennis

Ho cambiato di nuovo ufficio. Stavolta mi sono spostata solo di stanza, niente traslochi o stravolgimenti esistenziali. Inoltre il nuovo lavoro mi alletta molto più del precedente, che mi ha fatto vedere i sorci negli ultimi tre mesi.

Quindi tutto bene? Tutto bene.

Certo, ho passato il pomeriggio a sorbirmi la nuova compagna di stanza che sbraitava al telefono per via di un incidente stradale e della controparte che mente spudoratamente, perché che motivo ci sarebbe di mettere la freccia se vai dritto? Ormai so tutto del sinistro, quasi quasi mi offro per andare a testimoniare sulla dinamica dei fatti, almeno mi rendo utile.

Ma non è questo che mi turba.

E’ che io mi affeziono anche a quelli che mi stanno sulle palle, che brontolano tutto il giorno, che vanno a caccia.

E’ che non trovo un centro. Voglio stare a Bologna, non ci voglio stare, per quanto tempo?

Dice il saggio che non bisogna prendere decisioni quando si è tristi. Allora aspetto.

Che fra un po’ fanno 40.

 

 

Anthropology of an american girl

“Danny’s there with Alicia Ross and Sara Eden. Want to run up?”“No thanks,” I said. Having to talk to people was one thing, but soliciting conversation was something else. If I acted squirmy or didn’t make eye contact, they would want to know what was wrong, and I would have to say, Nothing, since nothing really was wrong. Nothing is an easy thing to feel but a difficult thing to express.

Nostalgia canaglia

E’ passato un po’ di tempo. Tre mesi e mezzo da quando Roma non c’è più. O meglio, ovviamente la città eterna è sempre là imperturbabile e inamovibile, ma non ci sono più io a viverci.Non era per sempre, lo sapevo, non ne potevo più di fare avanti e indietro, di convivere con il caos primordiale, di sentirmi sempre in prestito. Ho chiesto io di tornare, e sono tornata. E ancora mi sento in prestito, e ancora faccio avanti e indietro…

E ora Roma mi manca. Mi manca il microcosmo felice e irripetibile che si era creato spontaneamente al lavoro, quel gruppetto di deportati (a Roma e poi al bunker) che era quasi una famiglia. Ogni giorno penso a loro e ogni giorno mi viene da piangere (qualche volta piango pure, anche in treno tanto chi mi si fila).

Mi manca Villa Celimontana e l’ora dei cagnolini a spasso.

Mi manca il mio appartamentino, che doveva essere un appoggio provvisorio ed è diventato la mia casa per 5 anni. Minchia 5 anni.

Mi manca il clima, là si lamentano che fa freddo e che c’è umidità ma evidentemente non sono mai passati per la pianura padana in gennaio o in piena estate, quando per respirare ci vogliono le bombole d’ossigeno.

Ecco, parliamo di gennaio. Lo so che d’inverno fa freddo ed è normale, vorrei solo che lo sapessero anche quei maledetti di trenitalia, dato che nella mia novella veste di pendolare quasi ogni giorno becco un bel treno-frigorifero, senza riscaldamento.

Quando salgo la mattina sul regionale delle 7.20 (segue sequela di madonne irripetibili a benedizione dell’inverecondo orario) e vedo le persone mezzo addormentate penso che sia perché verosimilmente si sono svegliate all’alba come me, poi non appena poso il culo sul sedile gelato capisco che in realtà sono ibernate….. a quanto pare il trattamento criogenico è compreso nel prezzo dell’abbonamento.

Poi dici che una non deve piangere… a volte evito solo perché temo che mi si ghiaccino le lacrime sulla faccia. Echecazzo.

Insomma non è che sia un gran periodo eh… magari a primavera, dopo il disgelo, andrà meglio.